Modena Cuore Dell'Emilia
23 aprile 2017

 

 

INDAGINE SULL'ANDAMENTO


DELL'INDUSTRIA MANIFATTURIERA


Consuntivo del 1° semestre 2008
Previsioni per il 2° semestre 2008

 

I N D I C E


1. NOTE METODOLOGICHE

 

2. IL CONTESTO DI RIFERIMENTO: il quadro nazionale e internazionale

 

3. LE CONDIZIONI COMPETITIVE DELLE IMPRESE MANIFATTURIERE MODENESI NEL 2° SEMESTRE DEL 2006

3.1 Produzione

3.2 Fatturato

3.3 Esportazioni

3.4 Costi

3.5 Occupazione

3.6 Investimenti

 

4. I SETTORI DELL'INDUSTRIA - QUADRO CONGIUNTURALE DEI PRINCIPALI SETTORI DELL'INDUSTRIA MANIFATTURIERA

4.1 Alimentare

4.2 Biomedicale

4.3 Ceramico

4.4 Metalmeccanico

4.5 Tessile-Abbigliamento

 

5. LE PREVISIONI PER IL PRIMO SEMESTRE DEL 2007 

 

 

 

1. NOTE METODOLOGICHE

L'indagine congiunturale è stata condotta su di un campione di aziende associate a Confindustria Modena composto da oltre 130 unità, tutte appartenenti al settore manifatturiero e che occupano quasi 30 mila dipendenti, con un livello complessivo di fatturato di oltre 10 miliardi di euro.


La rilevazione, interessa un campione di imprese scelto attraverso la metodologia di stratificazione con estrazione casuale, ed è così composto. 

 

 

Composizione

 

 

Relativamente alla struttura delle imprese intervistate il 68 per cento di queste ha più di 50 dipendenti, con un valore della produzione medio pari a 101 milioni di euro.

 

 

 

 

2. IL CONTESTO DI RIFERIMENTO - Il quadro nazionale e internazionale

Il primo semestre del 2008 è stato caratterizzato dal rallentamento congiunturale delle principali economie avanzate, in modo particolare di quella statunitense, a causa soprattutto degli effetti della crisi finanziaria manifestatasi già a partire dall'estate dello scorso anno. Sull'economia mondiale si stanno verificando contemporaneamente le conseguenze di un triplice shock, che in ordine di tempo ha coinvolto:


1. il settore immobiliare;
2. la finanza;
3. il mercato delle materie prime, soprattutto quelle energetiche.


Il cospicuo indebolimento dell'economica statunitense sembra tuttavia compensato, anche se solo in parte, dalle economie emergenti asiatiche e dell'America Latina. Gli Stati Uniti, dall'agosto del 2007, si trovano infatti al centro della crisi dei mutui sub-prime, e più in generale degli strumenti finanziari di credito. Tutto ciò ha creato un rapido aumento dei tassi di insolvenza sui mutui e una conseguente perdita sui titoli legati a tali prestiti. La restrizione della domanda di prodotti finanziari si è così ulteriormente accentuata causando da un lato considerevoli perdite per gli istituti di credito e dall'altro il crollo dei prezzi del mercato immobiliare. (Si pensi che i prezzi delle abitazioni nelle 10 principali città del mondo hanno registrato nei primi 6 mesi dell'anno una flessione di quasi 10 punti percentuali).

Nonostante la difficile situazione economica a livello internazionale, l'area dell'euro, al di sopra delle attese, ha fatto segnalare nei primi mesi del 2008 un incremento del PIL. Tale aumento, riconducibile in larga parte a quello registrato in Germania (+1,5 per cento), è frutto tuttavia di variabili temporanee tra le quali il sensibile incremento dell'accumulazione di capitale (+1,6 per cento) e l'elevata propensione all'esportazione (+1,9 per cento).

 

Le previsioni più recenti fornite dell'Ocse prefigurano però una decelerazione dell'attività nella seconda parte dell'anno.
Ad aggravare le difficoltà congiunturali ha contribuito anche il progressivo aumento del prezzo del petrolio, le cui quotazioni dalla fine di marzo hanno registrato nuove accelerazioni, raggiungendo nella prima parte del mese di luglio un picco di 143 dollari al barile, circa il doppio rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente. Le ragioni dell'impennata del prezzo del greggio sono due. La prima è l'aumento costante della domanda dei grandi Paesi emergenti, soprattutto asiatici, mentre l'offerta è notevolmente più rigida. La seconda dipende dalla perdita di valore del dollaro. Poiché gran parte delle transazioni sul greggio avvengono in dollari, si è instaurato uno strettissimo rapporto tra il tasso di cambio della moneta Usa e il prezzo del barile di greggio: il dollaro cade, il prezzo del greggio aumenta in conseguenza.


Secondo gli ultimi dati forniti dal Centro Studi di Confindustria, l'economia italiana è in recessione; per il 2008 è infatti prevista una riduzione del PIL dello 0,1 per cento. Si tratta di un dato fortemente contrastante con quanto registrato lo scorso anno in cui si verificò un aumento complessivo della produzione dell'1,5 per cento. Le cause di tale flessione sono dovute a fattori di natura prevalentemente esogena, come i forti rincari dei prodotti petroliferi e delle materie prime non energetiche che hanno spinto verso l'alto l'inflazione o ancora l'apprezzamento dell'euro nei confronti delle principali valute. Tutti elementi che colpiscono l'Italia in misura maggiore rispetto agli altri Paesi membri della Comunità Economica Europea, poiché si inseriscono in un contesto di bassa produttività, di scarsa competitività delle imprese e di problemi strutturali ancora rilevanti.

 

La riduzione dei consumi, soprattutto di beni durevoli ed energivori, la caduta degli investimenti e la frenata della domanda estera hanno finito per incidere negativamente sulla produzione industriale. I risultati dell'indagine sulle imprese manifatturiere e dei servizi condotta dalla Banca d'Italia mostrano che i programmi di investimento per il 2008 si concentreranno prevalentemente nelle imprese di grandi dimensioni.

 

I dati sulla composizione dell'andamento della produzione, relativa ai primi sei mesi dell'anno, denota il perdurare di condizioni di difficoltà della domanda interna a fronte di una ripresa, seppur tiepida, delle esportazioni. I consumi delle famiglie continuano inoltre a mostrare riduzioni sia per i beni durevoli sia per quelli non durevoli. Gli investimenti in costruzioni dovrebbero decelerare rispetto al 2007 per effetto dell'esaurimento del lungo ciclo espansivo che ha caratterizzato il settore nell'ultimo decennio. Segnali di indebolimento del settore residenziale provengono soprattutto dal lato della domanda più che dell'offerta. Sempre secondo i dati forniti da Bankitalia, la concessione di mutui ha mostrato un andamento decrescente già a partire dalla seconda metà del 2007.

 

 

LE PREVISIONI DEL CSC PER L'ITALIA

          (Var. % rispetto allo scorso anno)

 

  2006 2007 2008 2009
Prodotto interno lordo 1,8 1,5 ‐0,1 0,4
Consumi delle famiglie residenti 1,1 1,4 ‐0,1 0,4
Investimenti fissi lordi 2,5 1,2 ‐1,0 0,3
Esportazioni di beni e servizi 6,2 5,0 2,5 3,0
Tasso di disoccupazione(*) 6,8 6,1 6,5 6,8
Prezzi al Consumo 2,1 1,8 3,6 2,5

                     (*) valori precentali

 

Va tuttavia sottolineato che i dati generalmente positivi a livello complessivo che emergono dall'indagine cambiano sensibilmente se si effettua una scomposizione del campione per settori. Settori come quello della ceramica e del tessile - abbigliamento, hanno infatti registrato alcuni preoccupanti segnali di flessione.

 

 

TABELLA RIEPILOGATIVA  

INDICE VAR. % (gennaio-giugno 2008) VAR. % (luglio-dicembre 2007)
Produzione +1,48 +5,15
Fatturato +4,28 +6,68
Esportazioni +5,24 +9,85
Occupazione +0,48 +0,63

 

 

 

 

 

3. LE CONDIZIONI COMPETITIVE DELLE IMPRESE MANIFATTURIERE MODENESI NEL PRIMO SEMESTRE 2008

3.1 Produzione

Dal lato della produzione si registra un incremento medio, nel primo semestre del 2008 rispetto al primo semestre del 2007, dell'1,5 per cento.


Lo stesso valore ponderato per il numero dei dipendenti risulta invece pari al 3,8 per cento.

 

Tale disuguaglianza tra il dato medio e quello medio ponderato per il numero dei dipendenti deve essere letta nel senso che le performance produttive migliori si sono registrate nelle aziende di maggiori dimensioni in termini di occupati.

 

Nonostante il dato generale registri il segno positivo, per la prima volta negli ultimi cinque anni la maggioranza delle imprese intervistate ha registrato una flessione nel livello della produzione.

 

Il 42 per cento un aumento, mentre soltanto il 3,5 per cento registra stazionarietà.

 

Andamento della produzione

 

 3.2 Fatturato

L'andamento non eccessivamente brillante che si registra nella produzione viene parzialmente attenuato dai dati sul fatturato che, nel semestre considerato, registra un incremento medio di 4,3 punti percentuali.


Dato quest'ultimo che aumenta al 6,2 per cento se si effettua una ponderazione per il numero dei dipendenti.


Tuttavia, secondo i dati della rilevazione oltre il 67 per cento degli operatori ha registrato una diminuzione del livello complessivo del fatturato, contro un 29,4 per cento che segnala invece un incremento.


Soltanto il 3,4 per cento delle imprese registra un andamento del fatturato stazionario.

 

 

 

Questa discordanza tra il valore medio e quello che emerge, invece, dall'analisi del grafico va ricercata nell'elevato livello di eterogeneità dei dati.

 

In pratica, nonostante la maggior parte delle imprese abbia registrato andamenti negativi sia nel livello della produzione sia in quello del fatturato, coloro che dichiarano incrementi di tali indicatori, registrano valori molto elevati.

 

 

3.3 Esportazioni

In linea con le scorse indagini anche nel primo semestre del 2008 continua a registrarsi un sostanziale incremento nel livello delle esportazioni (+5,24%) che passa ad un più 6,5 per cento se si ponderano le singole variazioni riscontrate per il numero dei dipendenti.


Si tratta questo di un indicatore di fondamentale importanza per capire lo stato di salute dell'economia della nostra provincia, caratterizzata da un elevato livello di internazionalizzazione.


Come per gli altri indicatori, tuttavia, nel primo semestre del 2008 è oltre il 64 per cento la percentuale di operatori che segnala andamenti decrescenti nel livello dell'export rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, a fronte di un 27 per cento che registra un incremento e di un 8,7 per cento che segnala una sostanziale stazionarietà.

 

 

 

 3.4 Occupazione

In linea con le scorse indagini e sempre su livelli sostanzialmente stazionari si posiziona l'andamento dell'occupazione (+0,48%).


Lo stesso valore, ponderato per il numero dei dipendenti, risulta invece pari allo 0,8 per cento, il che significa che sono le imprese più grosse, sotto il profilo occupazionale, a registrare aumenti più consistenti.

 

 

 

 

Come si può osservare dal grafico oltre il 29 per cento degli intervistati ha segnalato andamenti crescenti, il 22 per cento ha registrato stazionarietà mentre la maggioranza (relativa) degli imprenditori (48,7%) ha dichiarato flessioni del proprio organico.


Si tratta tuttavia di dati che seppur non evidenziano sostanziali aumenti sono però da considerarsi ugualmente positivi per due ordini di motivi:

  1. poiché si inseriscono in un contesto caratterizzato da un elevato livello di occupazione considerato, da molti economisti, quasi fisiologico;
  2. poiché, nonostante il generale rallentamento di tutti i principali indicatori economici non registrano perdite significative.

 

Prima di passare ad analizzare i singoli settori di cui si compone la realtà economica della provincia, se si osserva la consistenza del portafoglio ordini la maggioranza relativa delle imprese del campione ha registrato, nel semestre in esame, una flessione sia di quello complessivo sia di quello proveniente dal mercato estero, rispettivamente il 45,4 ed il 51,6 per cento.


L'aumento nel livello degli ordinativi non si traduce tuttavia in un aumento generalizzato nel livello delle giacenze, segnalate in diminuzione da oltre il 52 per cento degli imprenditori.

 

 

 

Come ricordato inizialmente, i valori che si registrano a livello complessivo sono la "fotografia" di andamenti molto eterogenei dei singoli settori che compongono la realtà economica della provincia.